Qualche giorno fa arriva, sulla mia email di Pedagogiamo, la seguente email:

“Gent.ma D.ssa Santilli,

mi rivolgo a Lei perché non mi sento compresa, o meglio, non so se siano gli altri a non comprendermi o se sia effettivamente io a sbagliare.

Sono da poco mamma e vivo lontano dai miei genitori, lontano cioè in un’altra Regione e, quindi, non posso contare sul loro aiuto. I miei suoceri sono poco disponibili ad aiutarci con la nostra bambina in quanto ritengono di aver già cresciuto i loro figli e di meritare di farsi la loro vita senza l’impegno di dover badare ad altri bambini.

Da quando è nata mia figlia io e mio marito non ci siamo mai presi dei momenti per noi, inizialmente perché stanchi della fatica dei primi tempi, poi perché c’era lo svezzamento e poi, poi, non lo so o forse perché ci siamo adagiati sulla nostra quotidianità. Per farla breve mio marito si è risentito ed ha deciso di dare movimento alla nostra vita. “Genitori si, ma siamo anche una giovane coppia e dobbiamo prenderci del tempo solo per noi” mi disse un giorno. Risposi che non sapevamo a chi lasciarla e lui, insieme a mia suocera, hanno subito trovato una ragazza che venisse a stare con la bambina per farci uscire che, comunque, mi piacque subito per serietà e perchè si vedeva che amava i bambini.

Decisi di lasciarmi andare e di uscire una sera a cena con mio marito ma fu un fallimento in quanto fui in pensiero tutta la sera e non me la godetti affatto. Tornata a casa, infatti, forse perché mi ero innervosita, dissi a mio marito: “Mia figlia alla baby sitter non la lascio!” e, da allora, non siamo più usciti, ma io lo so che non è giusto. Che consiglio può darmi per aiutarmi?”.

Gent.ma Sig.ra,

è comprensibile che, nel momento iniziale della maternità, non sia facile per una mamma lasciare la sua bambina ad un’altra persona che, per quanto corrisponda alle proprie aspettative, non è una persona di famiglia. E’ una questione di fiducia, una fiducia che va creata e consolidata con il tempo, senza fretta. Probabilmente avrebbe avuto bisogno di un periodo di adattamento reciproco, come, ad esempio, uscire per prendere il latte e tornare, poi andare al supermercato e tornare, allungando, gradualmente, i tempi di distacco. Deve darsi tempo per metabolizzare l’idea di non aver sempre il controllo sulla sua bambina perché è un punto importante sia per la crescita di sua figlia sia perché lei possa vivere bene anche tutti i successivi passaggi evolutivi. Sono certa che, prima o poi, si abituerà all’idea che la sua bambina stia con un’altra persona, che passi del tempo con qualcuno che non sia lei, che sua figlia è in buone mani e, di conseguenza, troverà piacevole riscoprire i momenti di intimità con suo marito e vivere la maternità con più serenità e rilassatezza.

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