La discalculia è un deficit nella capacità di apprendere la matematica: gli alunni con discalculia evolutiva incontrano difficoltà nella capacità di cogliere il concetto di numerosità, che è alla base dell’acquisizione delle abilità del contare e che ogni individuo dovrebbe possedere a livello innato.

Riconoscere le numerosità e saper ordinare i numeri in base alle dimensioni segue, a livello cognitivo, il seguente schema:

  • 0-2 anni: conoscenza numerica pre-verbale di tipo quantitativo
  • 2-4 anni: sviluppo delle abilità di conteggio
  • 3-6 anni: sviluppo delle abilità di lettura e lettura scrittura del numero
  • prime fasi apprendimento scolastico: sviluppo dei meccanismi di calcolo

Sarebbe auspicabile che si arrivasse, a livello scientifico, a comprendere meglio il rapporto tra le capacità precoci che si manifestano nel bambino piccolo e le successive competenze numeriche, soprattutto in riferimento al consolidamento dell’emisfero cerebrale sinistro, legato, come noto, all’area scientifica (matematica e logica).

I disturbi specifici di apprendimento nell’ambito della matematica sono, ad oggi, ancora poco riconosciuti e poco valorizzati rispetto ai deficit di apprendimento della letto-scrittura, con i quali presentano, spesso, una comorbilità, pur non necessariamente in relazione causale con essi. In sintesi un alunno potrebbe presentare un deficit matematico ma non, necessariamente, un deficit legato alla letto-scrittura.

L’apprendimento della matematica è, generalmente, più complicato rispetto alle altre materie, non solo per le attività complesse che la caratterizzano, quanto per le abilità cognitive richieste: competenze visuo-spaziali, memoria di lavoro, memoria a breve termine, abilità di rappresentazione e strategie di risoluzione (problem solving).

Alcuni tipici errori a cui può andare incontro un alunno con discalculia: 42 scritto diventa 24 letto, 25 dettato diventa 52 scritto.

Ciò che, come pedagogista, mi ripropongo di ottenere lavorando con un alunno con tutte le tipologie di disturbi dell’apprendimento, è di renderlo autonomo nella vita quotidiana. In particolare riferimento alla discalculia mi riprometto di  renderlo abile e veloce nella capacità di calcolo, attraverso il potenziamento delle abilità.

Suggerisco, a livello pedagogico, alcune indicazioni didattiche:

  • sviluppo della linguistica del numero già in età prescolare: brevi cantilene, canzoncine, filastrocche che contengano sequenze di numeri e/o che ne illustrino le funzionalità; tabelline cantate o recitate.
  • lavorare molto con la rappresentazione della linea dei numeri, costruire una tabella, scomposizione dei numeri e strategia del 10, rappresentazioni grafiche;
  • nel calcolo scritto: lavorare sul significato di ogni segno portando l’attenzione sulle differenze e sulle similitudini tra i segni + – x (es. moltiplicare equivale a ripetere un’addizione); sollecitare il bambino a leggere le operazioni prima di avviare la procedura di calcolo e soluzione; evidenziare il segno richiesto dall’operazione; incolonnamento delle cifre; scrivere sempre il “riporto” e il “prestito” nell’operazione stessa; sempre nel calcolo scritto ci si può servire, per l’ambito della serialità, di indicatori visivi (es. freccette colorate per stabilire la sequenzialità dell’operazione: dove iniziare e dove continuare);
  • si può rendere più efficiente il calcolo a mente con l’uso delle dita e degli strumenti compensativi (calcolatrice, tavola pitagorica, tabella delle misure, tabella dei numeri primi, tabella delle radici quadrate, tabella delle formule geometriche, registratore) o dispensativi (dispensa dallo studio mnemonico delle tabelline, programmazione di tempi più lunghi per le prove scritte e per lo studio a casa, interrogazioni programmate, valutazione delle prove scritte e orali con modalità che tengano conto del contenuto e non della forma).

Relativamente agli strumenti compensativi mi preme ricordare che compensare significa, letteralmente, ristabilire un rapporto di equilibrio tra qualità positive e negative e che il loro utilizzo non incide affatto sulle abilità e, spesso, neanche nella velocità di svolgimento di un compito.

Relativamente, altresì, agli strumenti dispensativi mi preme ricordare che dispensare non significa, automaticamente, eliminare, ma porre attenzione ai tempi di realizzazione di un’attività e alla valutazione delle prestazioni dell’alunno.

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