Ho scelto di dedicare una serie di articoli allo studio dell’apprendimento cognitivo analizzando i principali aspetti di natura cognitiva ed emozionale attraverso la definizione di linguaggio e comunicazione e riportando i risultati di una microsperimentazione educativa basata sulla formazione pedagogica dei docenti.

In questo primo articolo partirò dagli scopi e dalle credenze.

  1. GLI SCOPI

Uno scopo è uno stato non realizzato nel mondo, per realizzare il quale l’agente usa risorse interne (credenze e capacità di azione) ed esterne (condizioni del mondo e risorse materiali), progettando e mettendo in atto piani di azione.

In ogni piano ogni azione mira ad uno scopo e tutti gli scopi mirano ad uno o più sovrascopi che, a loro volta, mirano a realizzare lo scopo finale del piano o mèta.

Gli scopi possono essere di tipo diverso (mangiarsi un panino, sposare Maria…).

  • Scopi interni e scopi esterni: strumentali e terminali

Gli scopi interni sono rappresentati nella mente dell’agente e possono essere:

Consci: li vogliamo e sappiamo di volerli (es. voglio mangiare un panino ora)

Inconsci: li nascondiamo a noi stessi perché ci fanno male (es. vorrei sposare Mario ma è fidanzato)

     Taciti: ciò che vogliamo fare ma non possiamo porvi attenzione per evitare un sovraccarico cognitivo (es. per camminare prima va avanti una gamba e poi l’altra, altrimenti si cadrebbe e non vogliamo cadere).

Gli scopi esterni si attuano quando l’organismo agisce sulla base di scopi che sono posti su di lui da un altro organismo o dalla situazione. Spesso uno degli scopi interni del sistema funge da tramite rispetto allo scopo esterno (es. un automobilista sa, per convenzione della società, di non dover passare con il rosso per evitare la multa. A questo punto può subentrare uno scopo interno, cioè condividere internamente questa norma).

Gli scopi strumentali sono perseguiti in vista di qualche sovrascopo e sono strumentali ad altri tipi di scopo: negli scopi interni uno strumentale potrebbe essere il mangiare per nutrirsi.

Gli scopi terminali sono quelli che non mirano a scopi ulteriori: negli scopi interni uno terminale potrebbe essere il mantenersi in vita.

Può capitare che uno scopo nasca strumentale ma poi diventi terminale (es. si mangia per nutrirsi ma poi lo si fa per il piacere di mangiare ed assaporare i cibi).

  1. LE CREDENZE
  •  Cosa sono

Per credenze si intendono risorse mentali che l’agente usa per progettare ed attuare azioni utili ai propri scopi.

Le credenze sono informazioni rappresentate nella mente in due modi:

  • percettivo-motorio – immagini mentali (es. una sedia nella mia mente ha una determinata forma)
  • concettuale o proposizionale – significato delle parole (es. una sedia appartiene concettualmente alla categoria di mobili di arredamento).

Abbiamo credenze su:

  • stati del mondo esterno (es. per fare la pasta devo sapere che è in casa)
  • rapporti di condizione, causa-effetto fra gli stati del mondo (es. se l’acqua non bolle la pasta non si cuoce)
  • stati interni (es. sentire lo stomaco vuoto)
  • scopi (es. avere voglia di pasta)

 

  • Le fonti

Le credenze possono avere varie fonti:

  • percezione: i nostri sistemi sensoriali ci mettono in contatto con il mondo esterno e noi acquisiamo credenze su di esso.
  • memoria: queste credenze vengono immagazzinate nella nostra memoria di lavoro e finiscono nella MLT da dove verranno recuperate se necessario
  • capacità inferenziale: l’inferenza è una credenza generata autonomamente sulla base di due o più credenze precedenti e di una regola di interferenza (es. credenza n.1: la terra è bagnata; n.2: la terra bagnata è effetto della pioggia; regola di inferenza: se è vera la 1 sarà vera anche la 2 perché se è vero un effetto è vera la sua causa, quindi n.3: è piovuto)
  • comunicazione: acquisiamo le credenze di un’altra persona parlandole.

Perché una credenza abbia valore deve essere una mappa della realtà e certa.

In genere diamo più adito ad una credenza che scaturisce da una nostra percezione sensoriale (l’ho visto con i miei occhi), piuttosto che da una comunicazione (l’ho sentito dire da….). Le inferenze, invece, non sono molto attendibili.

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