Le fiabe, da sempre, allietano la vita di tutti i bambini del mondo.

Durante il giorno esse rappresentano uno svago, di sera prendono forma di rituale intimo per accedere alla porta del sonno.

La fiaba piace ai bambini perché è un racconto conciso ma ricco di avvenimenti e di personaggi che si possono ritrovare nella vita reale o che si possono immaginare. Essa contiene la visione magica e animistica tipica dell’animo infantile dove il mondo della fantasia e del sogno diventano veri quanto i fatti della realtà, dove gli animali possono parlare, gli oggetti acquisiscono emozioni, i desideri hanno il potere di cambiare gli eventi. I personaggi sono nettamente tratteggiati ma facilmente riconoscibili in quanto i buoni sono buoni ed i cattivi sono cattivi e ciò permette ai bambini di capire chiaramente le differenze.

Nella narrazione c’è l’effetto sorpresa in cui i poveri possono diventare ricchi, i brutti possono diventare belli, i ricchi avidi cadere in disgrazia e perdere tutto, come in una sorta di catarsi.

I protagonisti delle fiabe devono superare difficoltà e affrontare prove (orchi da cui scappare, lupi da evitare, presenze magiche da imparare a conoscere) così come fanno i bambini nella realtà durante le loro tappe evolutive.

Le fiabe educano il bambino a gestire le proprie emozioni imparando a conoscerle in modo indiretto: il timore dell’abbandono (Hansel e Gretel), il sentirsi in secondo piano rispetto ai fratelli o alle sorelle (Cenerentola), il timore verso una mamma percepita come troppo severa (Biancaneve), il ritenersi inadeguati rispetto al mondo circostante (Il brutto anatroccolo).

Tutti questi personaggi vivono delle situazioni in una condizione atemporale, quindi lontani dalla possibilità di un’immediata identificazione del bambino con essi, ma ugualmente vicini a lui perché in loro ritrova la verità dei suoi stessi sentimenti, delle sue paure, dei suoi desideri in questo modo i bambini vengono incoraggiati a lottare, ad affrontare le prove della vita.

La reale valenza pedagogica delle fiabe si acquisisce se esse vengono raccontate più che fruite in solitudine: quando un genitore oppure un adulto di riferimento narra una fiaba ad un bambino è come se condividesse con lui la fatica di crescere e il tumulto dei suoi sentimenti e delle sue fantasie. Ancor meglio è raccontarle piuttosto che leggerle in modo che i bambini possano “agganciarsi” allo sguardo di chi narra, alla sua espressione partecipe del viso, al movimento delle labbra che raccontano, e ne vengano trascinati.

Mentre il genitore dipana gli eventi, le situazioni, i colpi di scena di una storia, l’ambiente ne è permeato ed il bambino si trova proiettato nella fiaba stessa e ne respira l’aria di fantasia come se fosse la realtà. Poi, come sospesi da tutto, attendono il lieto fine e ne assorbono, anche se inconsciamente, il significato educativo.

Ecco perchè scrivo fiabe pedagogiche e perchè trovo che esse siano assolutamente fondamentali per la crescita del bambino.

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