Questo articolo nasce dal mio ultimo corso sul processo di selezione del personale in ambito Gestione delle Risorse Umane e mira a fornire un aiuto in un momento così delicato emotivamente, come quello di un colloquio di lavoro, ma anche così importante nella vita di una persona.

Spesso i recruiters pongono delle domande che, però, possono risultare eccessivamente insidiose in quanto sono “create” appositamente per mettere a dura prova la persona che sta sostenendo il colloquio, per conoscerne più a fondo le caratteristiche della personalità e ricevere il maggior numero di informazioni per avere un quadro completo del profilo ideale da reclutare.

Sia che siate già esperti di colloqui di lavoro, sia che siate alla prima esperienza è sempre opportuno rispondere in maniera sincera, educata ed esaustiva alle domande che vi vengono poste durante un colloquio di lavoro. Inoltre bisogna mostrare sicurezza, determinazione e non farsi limitare dall’ansia di non essere all’altezza della situazione.

Il primo consiglio sempre valido in caso di difficoltà, è quello di “saper prendere tempo” chiedendo il motivo di quella domanda: ciò permetterà di guadagnare qualche secondo prezioso per valutare cosa dire.

Vediamo insieme quali sono queste domande trabochetto e come gestirle:

  1. “Bene, mi parli un pò di lei”: viene utilizzata come apertura del colloquio ed è un test per capire se il candidato riesce a rispondere con sicurezza evitando di parlare della propria vita privata, riuscendo ad articolare un discorso completo, insieme ai risultati raggiunti fino a quel momento e le competenze principali, senza ripetere in modo pedissequo quanto riportato nel CV. Quindi attenzione a mantenere la concentrazione e ad esporre principalmente il perché ci si sta candidando a quella determinata posizione.
  2. “Si descriva con una parola”: anche questa può essere posta come apertura del colloquio e riguarda l’ambito della personalità e serve al recruiter per capire se il carattere del candidato sia quello giusto per la posizione richiesta. E’ chiaro che non esiste una risposta giusta per convincere il candidato che la scelta corretta siate voi, quindi è bene mostrarsi ottimisti, professionali, appassionati, seri e affidabili.
  1. “Qual è la sua più grande debolezza?”: anche questa domanda rientra nell’area “personalità” e vuole fare emergere la capacità del candidato di riconoscersi pregi e difetti. Sarebbe opportuno evidenziare la propria debolezza ma, nello stesso tempo, illustrare gli strumenti per poterla gestire e risolvere in modo che possano emergere le proprie migliori qualità.
  2. “Mi racconti una situazione di crisi che le è capitata sul lavoro e come l’ha gestita”: questa domanda mira a valutare competenze e abilità del candidato. Il primo consiglio è prepararsi in anticipo, se ci si è realmente trovati in una tale situazione, una breve descrizione del fatto e di come si è risolto, attraverso esempi concreti. La finalità del recruiter è comprendere se il candidato, sotto pressione, possa dimostrarsi lucido e fermo.
  3. “Dove si vede in futuro?”: questa domanda rientra nell’area dell’ambizione e motivazione relativamente alla conquista del posto di lavoro. E’ una delle domande più insidiose in quanto il candidato potrebbe avere piani differenti rispetto a quelli che l’azienda ha in serbo per lui. Meglio rispondere attenendosi alla posizione richiesta e alle possibilità di crescita che questa, realmente, potrebbe prevedere, senza, però, chiudere al parta ad un’eventuale possibilità di crescita professionale compatibilmente con le scelte dell’azienda.
  4. “Perché dovremmo assumere proprio lei?”: questa domanda mira a valutare emozioni e reazioni del candidato. Il consiglio è quello di essere più sintetici possibile esponendo, non tanto le competenze già presenti nel CV, quanto i propri punti di forza e gli strumenti adatti a risolvere le difficoltà dell’azienda.

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