Ho sempre ritenuto il criterio di valutazione antagonista di una scuola aperta a formare tutte le menti, che, come già ho scritto, sono diverse ed apprendono in modo diverso.

Ritengo questo in quanto, come ho potuto appurare nella mia lunga esperienza di pedagogista, il nostro sistema scolastico non riesce, in modo puntuale, a rispettare le differenze di cui sopra, tendendo ad applicare su ogni tipologia di alunno lo stesso metro valutativo il che, ovviamente, appiattisce la didattica con il rischio che gli alunni considerino gli insegnanti, più che come educatori ed alleati, come dei giudici.

In effetti nella scuola si tende, nella maggior parte dei casi, ad interrogare a sorpresa, a criticare il modo in cui uno studente risolve un’operazione o un problema se, pur portando al corretto risultato, non viene eseguito con il metodo dell’insegnante, ad assegnare ulteriori compiti per punizione oltre quelli già previsti ed altri comportamenti simili, tra cui etichettare, con frasi e comportamenti, uno studente come poco “performante” rispetto ad altri.

In realtà la fascia d’età che risente di più di questa situazione è quella degli adolescenti, età delicata nella quale sarebbe opportuno l’affiancamento, nella crescita, di un insegnante guida più che di un insegnante giudicante. Inoltre, a livello sociale, non è raro che tra compagni, nel momento in cui uno di loro si trovi ad inciampare durante il proprio percorso scolastico, dando vita ad un fallimento che può pesare nel rapporto tra pari e che può travolgere come una valanga.

Personalmente opterei per un sistema di valutazione basato sui risultati ottenuti durante l’anno scolastico a livello di crescita personale, emotiva e non solo didattica, al reale impegno nello studio e nel recuperare, più che su una mera media numerica calcolata su singole prove, il cui esito può risentire di vari fattori, tra cui quello emotivo. Ciò favorirebbe ed incentiverebbe quegli studenti che negli esami/verifiche/interrogazioni rendono meno di quanto valgono realmente.

Un atteggiamento “valutativo” diverso, che aumentasse la fiducia ed il rispetto nei confronti degli studenti, renderebbe l’apprendimento sicuramente più appagante.

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