E’ la vita stessa che ci richiede di imparare costantemente: c’e’ molto da apprendere ogni giorno se vogliamo vivere bene, consapevolmente e con creatività. Questo vale per tutto il ciclo della nostra vita.

Il vissuto emotivo ha un’importanza determinante nel predisporre una persona all’apprendimento, in particolare esso incide sull’atteggiamento verso le richieste di prestazione provenienti dall’ambiente.

Relativamente al bambino ci sono genitori ed insegnanti che trascurano le emozioni perché possono spaventare, confondere, disorientare e così valutano il bambino/alunno solo in base ai contenuti che apprende. In questi casi il bambino subisce una pressione enorme nel tentativo di rispondere adeguatamente alle aspettative che si hanno nei loro confronti e, se non se ne sente all’altezza, può sviluppare emozioni negative, tra cui l’ansia, che incidono negativamente sull’apprendimento e sui risultati da raggiungere.

L’ansia è un normale meccanismo psichico che ricopre una funzione protettiva nelle situazioni difficili ed è legata a stimoli scatenanti, come, ad esempio, determinati argomenti di conversazione; la sua intensità e durata sono connesse al valore reale dello stimolo scatenante.

In alcune fasi evolutive aumenta l’inclinazione del bambino a reagire in modo ansioso anche a eventi di scarsa importanza che, però, portano con sé radicali cambiamenti della propria situazione personale.

Relativamente ai processi di apprendimento scolastico, l’ansia si configura come esperienza che insorge quando l’allievo, di fronte a un compito, avverte il rischio di insuccesso ed ha paura di non essere all’altezza delle aspettative che gli altri ripongono su di lui.

Quando l’ansia è eccessiva, quindi non è più controllabile, si corre il rischio di un blocco totale, di una incapacità ad affrontare la situazione, cosicchè tutto il potenziale cognitivo resta inutilizzato.

Quando all’ansia è associato il rifiuto della scuola si parla di fobia scolare.

La realtà scolastica impone in generale al bambino di affrontare situazioni in cui frequentemente si verificano emozioni negative. Molto spesso i bambini somatizzano il proprio disagio e la propria sofferenza con sintomi, tipo mal di pancia, mal di testa, della difficoltà di adattamento a un ambiente dove non si sentono bene, dove provano bassa tolleranza alla frustrazione e ad una bassa stima di sé; a volte nella convinzione che sia indispensabile riuscire bene in tutto ciò che si fa, gli alunni reagiscono con collera e ostilità verbali e fisiche.

La scuola, seppur con la sua struttura rigida di regole, programmi, orari, dove vige un clima di controllo e di giudizio, che può provocare timore in generale, gioca un ruolo fondamentale nel sapersi proporre come ambiente educativo attento e capace di regolarsi sulle capacità e sulle difficoltà dell’alunno, dosando richieste e stimoli sulla base della sua reale capacità ricettiva e sui suoi bisogni. Quando un bambino sperimenta un senso di inadeguatezza o di inferiorità ha bisogno di essere rassicurato: solo l’interessamento dell’insegnante può sbloccare la situazione e portare l’alunno a una condizione di maggior serenità.

Un piccolo suggerimento che voglio dare ai genitori di bambini senza problematiche di apprendimento, è quello di porre attenzione a che “l’ansia” non diventi un alibi per il bambino nel farsi fare “degli sconti” a scuola rispetto al programma oppure per non studiare in modo corretto con la scusa che l’ansia li blocca.

Ciò che può aiutare un bambino a controllare l’ansia è imparare a respirare in modo ritmico e cadenzato perché il cervello possa ossigenarsi nel modo corretto e perché il cuore rallenti i battiti tipici di forti stati emotivi negativi.

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