Questo è il secondo articolo dedicato al mondo dell’adolescenza ed affronta la tematica delcome farsi aiutare in casa.

Molti genitori, parlando con me, si lamentano del fatto che il proprio figlio/a non ne voglia sapere di “alzare un dito per aiutare dentro casa”, mentre loro non fanno altro che faticare per lavare, stirare, e, specialmente, riordinare la loro stanza dove, nella maggior parte dei casi, sembra sia scoppiata una bomba!

In realtà questi genitori arrivano già con delle strategie al loro attivo ma attuate senza successo, fino ad arrivare ad urla, litigi e alla resa definitiva del genitore.

E’ pur vero che, anche grazie alle decisioni dei genitori, estremamente impegnati tra lavoro, figli e casa, le giornate degli adolescenti, tra sport, attività extrascolastiche e studio a casa, sono molto più impegnative di come potessero essere le nostre ma, comunque, per i genitori tale situazione rimane estremamente frustrante, specialmente in una società complessa come la nostra in cui non si ha abbastanza tempo per tutto.

Personalmente ritengo che la casa sia di tutti e che tutti debbano contribuire ad ordine e pulizia: se si è bravi a sporcare lo si è altrettanto a pulire, sempre partendo dal presupposto che in casa non debbano esistere cameriere o camerieri e che, soprattutto, imparare determinate attività sia utile anche in futuro, quando andranno via di casa.

Premesso che il lavoro educativo di farsi aiutare in casa andrebbe iniziato dall’età prescolare, momento in cui le faccende domestiche vengono ancora viste come un gioco da cui trarre enormi soddisfazioni nel momento in cui si viene lodati, perché si è portato a termine con successo un compito dato dai genitori, esistono, comunque, delle pratiche soluzioni anche quando il figlio è cresciuto senza provare alcun bisogno di fornire un contributo alla vita familiare, risentendosi, addirittura nel momento in cui gli si chieda una mano.

Arrivati all’adolescenza, con tutta la tempesta ormonale che porta ad estremi sbalzi di umore, far “digerire” ad un figlio/a di doversi assumere degli impegni noiosi, non è semplice e bisogna prepararsi a stress, litigi e tanta pazienza, abbandonando gli ultimatum e le minacce che portano solo ad una estenuante lotta di potere ostativa al fine di trasmettere loro senso di responsabilità ed anche etica in campo lavorativo.

Iniziamo con alcuni consigli per farsi aiutare in casa da un adolescente!

  • Innanzitutto permettere loro di ascoltare, durante i lavoretti assegnati, la musica preferita anche ad alto volume, specialmente se tra i compiti c’è quello di passare l’aspirapolvere.
  • Fare un elenco di lavoretti adatti alla loro età da svolgere o giornalmente oppure settimanalmente concordando giorni ed orari fissi in cui debbano essere svolti. L’importante è che i lavoretti siano ripartiti equamente con tutti i componenti della famiglia e che siano semplici per svolgerli in autonomia.
  • Negoziare, da subito, le conseguenze di un compito non svolto oppure svolto non correttamente, che potrebbero essere, vista la naturale propensione degli adolescenti a divertirsi, quelle di togliere il cellulare o internet o altro (ogni genitore conosce i gusti del proprio figlio). Non urlare o ripetere in continuazione al figlio che deve fare qualcosa ma tener fede alla conseguenza negativa prevista con determinazione e polso fermo.
  • Con pazienza, inizialmente, mostrare loro come si fa e, successivamente, dare enfasi alla buona riuscita del lavoro. Questa strategia soddisfa una doppia necessità: poiché il cervello dell’adolescente si sta ancora sviluppando, mostrargli come si svolge un’attività eviterà al genitore di rimetterci le mani; inoltre il lodare il successo di un compito soddisfa il bisogno di causa-effetto immediato di cui gli adolescenti hanno sete.
  • Relativamente alla scelta del genitore di pagare il compito svolto dal figlio, fermo restando che ogni genitore è libero di decidere che valore dare ad un’attività, l’unico rischio è che non passi il messaggio corretto di aiutare in casa perché è giusto contribuire alla vita familiare, quanto quello di transazione d’affari che porterebbe con sé altre tipologie di messaggio meramente materialistiche.

13 Commenti

  1. Ho insegnato ai miei figli a collaborare in casa da subito in base alle loro capacità. Con la figlia non ho grosse difficoltà ma il fratello mi dà filo da torcere. È un problema sia la gestione dei suoi animaletti. Sia riuscire a portarlo in campagna ad aiutare in maniera occasionale il nonno. Io li dico che in una famiglia ci si aiuta, che la sua disponibilità sarebbe un conforto per chi gli vuole tanto bene. Che anch’io faccio cose che non mi piacciono perché mi piace vederlo felice, che in una famiglia non è bello che uno stia buttato sul letto e un altro a faticare. Odia la fatica e il sacrificio che sia la campagna, il mio negozio o la scuola scelta da lui ma comunque fonte di lamentele e discussioni perché studia in maniera superficiale

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