In riferimento alla Legge 205/2017 (ex Iori), che regolamenta ed abilita la professione del pedagogista, mi preme far chiarezza sulle tipologie di attività di cui si può occupare un pedagogista, tentando di sfatare il falso mito che sia una professione esclusivamente dedita al mondo della scuola e all’educazione dei bambini. 

L’ambito professionale del pedagogista, sempre a seconda delle competenze acquisite, è decisamente ampio visto che può spaziare dalla stesura di progetti pedagogici per le scuole fino ad arrivare all’attività di CTU in materia di affidi, adozioni, divorzi, compresa l’attività di giudice onorario minorile (non togato). 

A seconda dell’ambito professionale in cui è impegnato, il pedagogista può avvalersi di determinati strumenti anche se, a mio avviso, quello più efficace rimane quello della formazione, intesa a tutto tondo: di genitori ed insegnanti, professionale ed aziendale. 

Mi sono occupata per più di un decennio di formazione in una grande azienda ma, ogni volta che mi presentavo come pedagogista, immancabilmente arrivava la seguente domanda: “ma come? Tu sei una pedagogista e non una psicologa del lavoro e fai formazione in azienda? “. Ebbene si! Ecco uno dei più atavici luoghi comuni e falsi miti intorno alla figura del pedagogista. 

Il pedagogista, per sua natura professionale, è un formatore ovvero colui che può fornire strumenti e metodi per migliorare le performance delle proprie risorse umane, che sono il reale tesoro delle aziende. Attraverso l’ascolto dei bisogni delle persone il pedagogista può stilare un adeguato piano di intervento, sulla base delle specifiche necessità emerse, finalizzato ad attuare uno specifico processo di cambiamento che è fondamentale per lo sviluppo di una Azienda. 

Il pedagogista, quindi, è formatore, in quanto si occupa dei processi educativi e formativi dell’uomo in tutta la sua interezza, in ogni ambito, compreso quello aziendale. 

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