Molto spesso vengono presso il mio studio dei genitori preannunciandomi che i figli sono ad APC. No, non ho scritto in modo errato ma, chi mi segue, sa che io detesto etichettare le persone con la loro diagnosi e, di conseguenza, una persona non è DSA, non è APC ma è una persona con DSA e ad APC o con plusdotazione.
Fatta questa necessaria premessa arrivo al sodo del dibattito. APC e plusdotazione cognitiva sono sinonimi? La risposta è un deciso NO.
Intanto si può partire dalla considerazione che l’indice di QI previsto per l’APC si colloca tra 120 e 129, mentre la plusdotazione (gifted) si manifesta con un QI superiore a 130.
In realtà, mi preme sottolineare, i test numerici (scala WISC o WAIS) riportano solo una parte della verità: il cuore della questione riguarda il pensiero divergente.
Il pensiero divergente è una funzione cognitiva specifica che permette di generare una gamma ampia e variegata di soluzioni partendo da un unico punto di domanda: se il pensiero logico tradizionale è un binario che porta a un’unica destinazione corretta, il pensiero divergente è un’esplosione a raggiera.
Vediamo nel dettaglio gli ASPETTI COGNITIVI legati alla plusdotazione cognitiva:
• Pensiero Arborescente: a differenza del pensiero lineare (A -> B -> C), il plusdotato sviluppa idee a raggiera (un concetto ne attiva dieci correlati contemporaneamente). A tale proposito, può accadere purtroppo una situazione paradossale di questo tipo per cui il pensiero divergente può essere penalizzante: se un insegnante chiede “Qual è la capitale della Francia?” (test convergente) e lo studente risponde analizzando il concetto di “capitale” o parlando della storia di Parigi, potrebbe essere visto come uno studente che “va fuori tema”, quando in realtà sta operando una divergenza cognitiva.
• Velocità di Apprendimento: necessità di meno ripetizioni per padroneggiare nuovi concetti e forte insofferenza verso la routine.
• Memoria Eidetica o a Lungo Termine: capacità di immagazzinare enormi quantità di dati in ambiti di interesse specifico.
• Curiosità Insaziabile: le classiche domande del “perché” non finiscono mai e riguardano spesso temi complessi come l’universo, la morte o l’etica già in tenera età.
Passiamo agli ASPETTI EMOTIVI E SENSORIALI (IPERSENSIBILITÀ)
Spesso si parla di ipersensibilità o “disintegrazione positiva” che si delinea con le seguenti caratteristiche:
• Asincronia dello Sviluppo: mente di un quindicenne ma gestione emotiva di una persona di sei anni. Questo crea un forte senso di frustrazione.
• Iper-stimolabilità: reazioni intense a stimoli sensoriali (rumori, etichette dei vestiti), emotivi o legati all’immaginazione.
• Senso di Giustizia Radicato: sensibilità estrema verso le ingiustizie sociali e/o le incoerenze degli adulti.
Come si può supportare (non utilizzo il termine trattare) la plusdotazione?
La plusdotazione non è una patologia, quindi non si “cura”. Si tratta, però, di una caratteristica che va gestita per evitare il rischio di sottoprestazione scolastica o isolamento sociale.
Riportiamo questo supporto nei vari ambiti della vita di ognuno.
A SCUOLA E NEL LAVORO
• Compattazione del Curriculum: saltare le parti già note per evitare la noia, che è la principale nemica del plusdotato.
• Arricchimento: fornire materiali più complessi o interdisciplinari (es. studiare la storia attraverso la lente della scienza).
• Gruppo dei Pari: fondamentale permettere loro di interagire con altri soggetti plusdotati per normalizzare il loro modo di comunicare.
• Educazione all’Errore: molti plusdotati temono il fallimento perché abituati a riuscire senza sforzo; è cruciale insegnare loro che l’impegno e l’errore sono parte del processo.
SUPPORTO EMOTIVO
• Validazione: aiutarli a capire che il loro “sentire troppo” non è un difetto, ma una caratteristica del loro sistema nervoso.
• Mindfulness e Regolazione: tecniche per gestire l’eccesso di stimoli e l’ansia da prestazione (spesso legata al perfezionismo clinico).
SUPPORTO GENITORIALE DI TIPO EDUCATIVO
Il Parent Training (PT) nei casi di plusdotazione non è un percorso “correttivo” (perché la plusdotazione non è un disturbo come già scritto in precedenza), ma un intervento educativo volto a fornire ai genitori gli strumenti per comprendere e gestire la complessità dei propri figli.
Spesso i genitori di bambini gifted si sentono esausti o inadeguati di fronte a domande esistenziali precoci, crisi emotive intense o conflitti con il sistema scolastico e questa tecnica si è rivelata uno strumento decisamente utile.
Per approfondimenti su questa tecnica vi rimando all’articolo specifico sempre sul mio blog.
Nota Bene: Spesso la plusdotazione viene confusa con l’ADHD o lo spettro autistico (o coesiste con essi, configurando la cosiddetta “Doppia Eccezionalità”). Una diagnosi corretta da parte di specialisti è il primo passo fondamentale.









