Molti docenti mi scrivono per lamentarsi del fatto che non riescano più a gestire le relazioni con alcuni genitori. Questo perché fanno richieste continue alla scuola per i propri bambini (tenere il biberon al mattino; avere un giocattolo da tenere con sé; tenere il ciuccio; far stare il proprio figlio/a lontano da altri bambini che non sono loro graditi…). I genitori non accettano nessun suggerimento o mediazione amichevole e guai se non si utilizzano le parole giuste per rendere il figlio meno perfetto di come credano! Peraltro i bambini, figli di questi genitori, a scuola sono bravi ma, appena vedono i genitori, cambiano atteggiamento facendo i capricci e non ascoltano più l’insegnante. Cosa fare?
Queste domande mettono in luce uno degli aspetti meno valorizzati della professione educativa, legato all’occuparsi anche delle famiglie dei bambini.
Fino a diverso tempo fa non sussisteva alcun problema in tal senso: la scuola aveva i propri compiti e i genitori si adeguavano alle scelte scolastiche. Né la scuola delegava in alcun modo i genitori sulle proprie competenze né accadeva il contrario.
Poi le cose sono cambiate e il suddetto fenomeno ha iniziato a prendere fin troppo piede, portando alla luce la necessità di lavorare sull’educazione degli adulti legata alla gente, l’educazione genitoriale.
Attenzione però, alcune delle richieste dei genitori sono comprensibili; altre denotano come certi passaggi evolutivi del loro bambino/a non siano conclusi e, per esempio, richiedono che il bambino/a mantenga a scuola l’oggetto “transizionale” che, però, per avere senso, deve poter entrare in un range temporale che finisce con il termine dell’inserimento. E’ altrettanto comprensibile una preoccupazione genitoriale per la salute e/o l’apprendimento dei propri figli ma anche questa deve poter terminare con la fiducia nella scuola e nelle insegnanti.
Il punto è che l’intervento è difficile perché i genitori di questo tipo hanno convinzioni che non sono strettamente personali ma riflettono i costumi e i modelli della nostra epoca. Cosa ancora più grave, a mio avviso, è che non si parla con i genitori in quanto persone ma con le idee che hanno costruito secondo immagini dettate dai media.
Purtroppo no, una formula perfetta per aiutare questi genitori non esiste. Sicuramente potrebbe essere utile predisporre occasioni per spiegare loro le scelte pedagogiche della scuola.
L’educazione mista tra aria aperta e ambiente chiuso, valore delle attività di gioco, l’apprendimento creativo seppur basato sulle Indicazioni Nazionali, una programmazione strutturata ma allo stesso tempo dinamica, che tenga conto dei bisogni dei bambini, sono tutti temi che possono offrire alle famiglie un’ottica precisa del lavoro svolto e che qualificano al meglio il lavoro di una scuola e, di riflesso, delle insegnanti che ne sono prezioso strumento.









