Il Nido è un luogo in cui si costruisce la memoria, in cui si creano i primi modi di essere. E’ un luogo dove si vive, dove si gioca e si lavora con piacere ed interesse, curando ogni dettaglio utile a creare per i bambini, specialmente disabili, l’ambiente consono al loro sano sviluppo conoscitivo ed emotivo. 

L’Educatrice del Nido è una figura di riferimento per i genitori in quanto è la persona che segue il loro bambino da vicino e che facilita il distacco del bambino disabile dalla madre; che gestisce l’inserimento al Nido coinvolgendo gli altri bambini; che favorisce in prima persona lo sviluppo delle sue potenzialità attraverso lo sviluppo del linguaggio e del pensiero. 

Il dialogo e la condivisione con i genitori è fondamentale per la buona riuscita della funzione educativa del Nido. L’Educatrice, quindi, deve essere preparata ad attivare un canale diretto di scambio informazioni, di percezione del modo di essere reciproco, con fiducia e rispetto reciproci. 

Se si pensa a cosa comporti la nascita di un bambino disabile all’interno di una famiglia ci si può rendere conto di quanto, proprio nei primi momenti della sua vita, sia necessario fornire aiuto e sostegno ai genitori che avranno subito un vero e proprio trauma. 

In particolare la madre è colei che subisce maggiormente tale trauma, poiché, durante la gestazione, si è costruita un’immagine mentale del bambino e, quando si troverà davanti alla dura realtà, dovrà elaborare il lutto connesso alla perdita del figlio idealizzato ed imparare ad amare il nuovo. 

Proprio per questo non deve essere lasciata sola ad affrontare tutto questo ed in questo compito l’istituzione scolastica può dare una grande mano. Con la legge quadro n.104 del febbraio 1992 il diritto all’educazione del bambino disabile è garantito da diversi articoli, per cui lo Stato riconosce “dignità ai soggetti portatori di handicap, previene e rimuove le condizioni invalidanti e ne persegue il recupero…..le situazioni riconosciute di gravità determinano priorità nei programmi e negli interventi dei servizi pubblici”. 

Le finalità di educazione e formazione del nido sono garantite dalla L.448 del 28 dicembre 2001, art.70, nel quale gli asili nido vengono riconosciuti come “strutture dirette a garantire la formazione e la socializzazione dei bambini di età compresa tra i 3 mesi ed i 3 anni ed a sostenere le famiglie ed i genitori”. In tale contesto il nido non è solo un supporto organizzativo per i genitori che lavorano, ma assume valenza formativa, favorendo l’espressione delle potenzialità cognitive, affettive e relazionali del bambino. 

Le Educatrici, per svolgere tale compito, dovranno sia potenziare le attività che rendono il bambino più autonomo (insegnargli a mangiare, ad andare al bagno, a vestirsi da solo) che superare il concetto di essere uguali a tutti i costi per arrivare al concetto della diversità 

come risorsa individuale, sfruttandola per trarne motivo d’insegnamento, come una nuova occasione d’apprendimento per educare ognuno al rispetto di ogni differenza e come momento significativo ed importante per la crescita di tutti gli alunni. 

L’esperienza pedagogica di seguito riportata è un sunto di un mio intervento su un bambino con ritardo lieve, in collaborazione con le Educatrici di un Nido di Roma. 

Quando un bambino entra al nido staccandosi dalla madre la formula “contatto corporeo, oculare e vocale” è vincente, specialmente per un bambino disabile: al contatto affettuoso del tenerlo in braccio và accompagnata l’interazione visiva ed anche il linguaggio tipico con cui ci si rivolge ai bambini piccoli. 

I vari passaggi effettuati: 

  • non ho mai associato all’oggetto proposto alcun attributo, es. “questa è una mela” e mai “questa mela è buona”, per evitare confusione; 
  • successivamente ho utilizzato una frase parola, del tipo “macchinetta…macchinetta”, toccando l’oggetto. Poi gli ho consegnato la macchinetta e ho detto: “Marco gioca con la macchinetta”; 
  • in ultimo mi sono occupata dei bisogni essenziali ovvero ciò che non si tocca o si vede ma ciò che si sente (fame, sonno), mimandoli con il mio corpo (per la fame massaggiandomi lo stomaco e pronunciando la parola “fame”; per il sonno sbadigliando con la mano davanti alla bocca e pronunciando la parola “sonno”); 
  • un buon mezzo di supporto didattico è stato l’uso della Filastrocca con cui ho raggiunto i seguenti Obiettivi: 
  • favorire al massimo le sensazioni di vista, udito, tatto ed olfatto 
  • favorire la comunicazione, l’interazione e l’affettività tra Educatrice e bambino 

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